Doping: le motivazioni che ti fanno cadere in trappola.

Come avrai visto, tutti noi della S.S. Lazio Baseball Softball & Lacrosse 1949 diciamo “NO AL DOPING!

Un “NO” che oggi risuona ancora più forte, perché scandito non solo dai valori morali e sportivi che ci animano ma anche dalla partecipazione nel progetto Safeyou+, cofinanziato dalla commissione europea ed Earsmus+.

Nell’ultimo articolo abbiamo affrontato, da un punto di vista psicologico, la prima tappa del tema doping.

Abbiamo chiarito come partire dalla propria motivazione sia un elemento decisivo per comprendere cosa spinge un atleta alla pratica del proprio sport.

Oggi approfondiamo le cause più frequenti che stimolano gli atleti all’uso di sostanze dopanti.

Per rientrare nel vivo del tema ti faccio una domanda.

 

Perché, secondo te, un atleta ricorre al doping?

Elenca i primi 3 motivi che ti vengono in mente.

  1. ………………………………………………
  2. ………………………………………………
  3. ………………………………………………

 

Normalmente si identificano 3 principali categorie di motivazioni: le cause psicologiche ed emotive, quelle di natura psicofisiologica e le cause sociali.

 

  1. Cause psicologiche ed emotive.
  • Paura di fallire.
  • Insicurezza circa le proprie abilità.
  • Ricerca della perfezione psico-fisica ai limiti della realtà.
  • Bassa autostima, cioè poca fiducia verso se stessi.
  • Desiderio di ottenere fama e successo in tempi brevi.
  • Voler ottenere i risultati in poco tempo.

Essere all’altezza di un proprio modello o sentirsi in dovere di corrispondere all’ideale che genitori, amici e allenatori dipingono di noi, sono la causa che porta un’atleta ad affidarsi a rimedi esterni da sé.

 

  1. Cause psicofisiologiche.
  • Affrontare il dolore fisico, controllarlo o abbassarlo.
  • Comprimere i tempi di ripresa da un infortunio.
  • Aumentare la propria energia.
  • Controllare il proprio peso.

Ognuno di questi punti è di legittima ricerca per un atleta o uno sportivo ma l’affidarsi a rimedi esterni, oltre al danno che l’uso prolungato comporta, significa spostare il problema dall’interno all’esterno di sé.

Affidarsi ad antinfiammatori, antidolorifici e narcotici al fine di ottenere presto un risultato di recupero della propria forma fisica diventa, spesso, l’obiettivo principale di un atleta sostituendo la ricerca di una ripresa funzionale e rapportata alle proprie caratteristiche e capacità.

 

  1. Cause sociali.

In questo caso è l’ambiente in cui l’atleta è immerso ad esercitare una grande influenza capace di confonderlo e allontanarlo dai suoi obiettivi.

I compagni di squadra o di allenamento, gli sponsor, l’allenatore, lo staff tecnico o il modello di atleti di alto livello che, avvalendosi di sostanze dopanti, hanno raggiunto risultati di successo in poco tempo ne sono un esempio. Ne deriva quindi un desiderio di raggiungere elevati standard a prescindere dalla propria condizione fisica e psicologica. Il raggiungimento del risultato e del successo a qualsiasi costo diventa centrale, mettendo in secondo piano la propria individualità. Sentirsi all’altezza dei compagni o degli avversari, desiderare di integrarsi nel gruppo uniformandosi ai valori dominanti crea i presupposti per correre verso qualcosa che è al di fuori e, spesso, distante dai propri valori.

 

Quali alternative al doping?

Un buon programma di allenamento mentale può fare la differenza accompagnando ogni atleta verso la conoscenza di sé e la ricerca del proprio miglioramento.

Purtroppo come in molti altri ambiti, c’è poca prevenzione verso il fenomeno del doping. Piuttosto, la rincorsa verso l’utilizzo di sostanze esterne alle quali affidare il proprio successo, la riduzione del dolore o la somiglianza verso un modello vincente conferma quanto la logica dell’immediato, che si manifesta in modo prepotente nella nostra società, fa oscurare tutta la ricchezza di un lavoro autentico e leale verso se stessi. E verso gli altri.

 

 Dott.ssa Francesca Giambalvo – Psicologa, consulente in psicologia dello sport

 

www.francescagiambalvo.it

 

  • Lucidi (a cura di) Sportivamente. Temi di psicologia dello sport. LED Edizioni Universitarie (2011)

ü D. Spinelli (a cura di) Psicologia dello sport e del movimento umano. Zanichelli (2002)

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