Festa di Fine stagione 2017

La Lazio Bsl 1949 festeggia la fine della stagione delle categorie giovanili con una festa a bordo piscina organizzata nella splendida cornice della costa di Fregene da Presidente Giuseppe Sesto.

Alla presenza dei dirigenti, degli atleti e delle famiglie al seguito abbiamo voluto implementare l’evento proseguendo con le nostre attività sociali, in particolare la campagna europea: “Safe You+”, che ci vede tutti impegnati nella lotta all’uso di doping nello sport.

 

Nel corso della serata si sono esibite le giovani e giovanissime ballerine della Scuola XXX che davanti al pubblico hanno ballato a tempo di Hip Hop.

Simpatico siparietto del patron di Lazio Bsl Sesto, impegnato tutta la sera al mixer audio, che ha palesato oltre al consuento stile anche un discreto gusto musicale composto sia da un’ampia conoscenza musicale che da un udito sopraffino.

 

S.L.

 

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Doping e mass media

 

Se è vero com’è vero che la conoscenza rappresenti la prima forma della libertà è altrettanto assodato che senza una corretta informazione cadiamo chi più e chi meno in preda alle diverse forme di schiavitù, sciacciati e sottoposti o a chi per calcolo e mero profitto decide cosa farci sapere e cosa no, cosa dirci e sopratutto, a seconda degli scopi prefissi, in quale modo e maniera dircelo.

 

In sintesi, se nessuno di dicesse e ti dimostrasse che il doping ti avvelena ti doperesti anche tu pensando ingenuamente che il doping faccia bene, magari solo per farti una passeggiata al parco e non sentire il peso degli anni.

 

Appare del tutto evidente quindi che l’informazione e in prima istanza la sua indipendenza assumono un valore e un ruolo principale assoluto che riguarda il quadro generale relativo all’annosa battaglia prodotta contro l’uso di doping da parte dell’intera società civile, oltre che, mele marce a parte, dell’intero mondo sportivo.

 

Come però ci insegnano da millenni filosofi e sapienti dentro ogni cosa creata e esistente c’è un dualismo insito, caratterizzato da una sorta di contemporanea doppia e contrastante presenza del bene e del male.

 

Così, come ricordano i colori del bianco e nero del Tao orientale, il male, l’altra faccia della medaglia relativa dai media di massa deriva dall’aver tanto esacerbato e spettacolarizzato certi sport che in alcuni di essi il doping sembrerebbe essere diventato “quasi del tutto necessario se non addirittura sistematico”. A dirlo sono stati diversi ex atleti chi accusato e chi radiato per uso di doping, oltre alle sentenze dei tribunali non solo italiani.

 

Come ciò sia stato possibile e come possa esserlo ancora oggi è presto spiegato, infatti ci vuole poco a tacere al mondo intero una notizia quando le voci di chi racconta quel che accade vengono zittite e screditate, o comunque impedite. Il doping nello sport è una piaga sociale in quanto investe e colpisce un gran numero di persone, sopratutto i giovani che, inesperti e ingenui, spesso creduloni, si fidano di chi consiglia loro l’uso di farmaci e pratiche opposte ai valori sia dello sport che degli ordinamenti giuridici di diversi Paesi e federazioni sportive.

 

Il recente caso del ciclista quattordicenne colpito da severissime pene dopo essere risultato positivo all’esame delle urine, pene inflitte dagli organi del Coni su esplicita raccomandazione e richiesta dalla Procura della Repubblica responsabile, rende chiara la situazione attuale nel nostro Paese.

 

Se i giornalisti non avessero denunciato il fatto chi lo avrebbe mai potuto sapere? Chi avrebbe preso provvedimenti severi se si fosse sentito libero di agire in barba alle regole e operando di nascosto, forse al fine di negare l’evidenza, avrebbe potuto trarre guadagno in un modo o nell’altro?

 

Ci sono alcuni Paesi esteri dove fare la lotta al doping è meno conveniente che tollerarne l’uso, addirittura ve ne erano o probabilmente ve ne sono ancora altri in cui il doping fa parte integrante del sistema nazionale sportivo.

 

Cosa potremmo fare di altro noi media se non tenere sott’occhio il panorama per denunciare il marcio al proprio interno?

 

Cosa potremmo noi società sportive se non darci da fare in tal senso altrettanto? E cosa invece potrebbero gli atleti e gli appassionati? Cosa fanno le Istituzioni pubbliche e sportive? Come stiamo affrontando questo cancro all’interno del mondo dello sport? Noi di Lazio Bsl combattiamo

 

Cosa altro fare da parte di una società sportiva e degli atleti se non informarsi da una parte e informare a loro e nostra volta dall’altra tutti gli altri al di fuori del nostro giardino fiorito.

 

Pltre a chiudere ogni porta di fronte a possibili seduzioni derivanti dalla inverosimile ambizione di poter accrescere le proprie capacità e potenza fisica, e di ottenere trofei e medaglie non solo forzando la natura quanto assumendo veri e propri veleni che, come abbiamo purtroppo già visto spesso, conducono atleti e ex atleti a morti premature quasi sempre dovute a tumori e a sindromi varie che ti uccidono lentamente e inesorabilmente attaccando i tuoi organi interni senza concederti alcuna possibilità di scampo.

 

Cosa fanno in tal senso i dottori e i medici? Il loro ruolo all’interno della battaglia clntro il doping è similmente importante a quello svolto esesercitato sia dai mass media che dai liberi comunicatori, anzi, lo è molto di più di quello dei telegiornali nazionali e dei singoli giornalisti, perchè sui medici ricade la principale responsabilità nel bene e nel male sull’uso o meno di doping, così come sulla prevenzione e sopratutto sulla repressione di questo fenomeno sempre più incombente e tentacolare.

 

Purtroppo, va detto anche se non enfatizzato e calcato più di tanto che un po come quella dei media anche la loro funzione risulta essere stata e potenzialmente esserlo a tutt’oggi assai ambigua. Tra loro ce ne sono stati in passato che non solo consigliavano agli atleti di doparsi ma, peggio ancora, non li mettevano nemmeno in guardia dai rischi che stavano correndo.

 

Responsabilità pesanti di fronte alle quali nessuno può più fare finta di niente, sopratutto i governanti e i Parlamenti che dovrebbero finalmente mettere in piedi leggi che fossero in grado di arginare, isolare e poi spazzare via per sempre il doping dal globo terracqueo. Peccato che la criminalità col doping ci guadagni più che con i proventi dal traffico di droga e di armi che in base alle statistiche è in testa ai loro chiamiamoli business.

 

Il doping? Per me è no!

 

 

Stefano Lesti,

giornalista free lance e responsabile della comunicazione S.S. Lazio Bsl 1949

 

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Doping: le motivazioni che ti fanno cadere in trappola.

Come avrai visto, tutti noi della S.S. Lazio Baseball Softball & Lacrosse 1949 diciamo “NO AL DOPING!

Un “NO” che oggi risuona ancora più forte, perché scandito non solo dai valori morali e sportivi che ci animano ma anche dalla partecipazione nel progetto Safeyou+, cofinanziato dalla commissione europea ed Earsmus+.

Nell’ultimo articolo abbiamo affrontato, da un punto di vista psicologico, la prima tappa del tema doping.

Abbiamo chiarito come partire dalla propria motivazione sia un elemento decisivo per comprendere cosa spinge un atleta alla pratica del proprio sport.

Oggi approfondiamo le cause più frequenti che stimolano gli atleti all’uso di sostanze dopanti.

Per rientrare nel vivo del tema ti faccio una domanda.

 

Perché, secondo te, un atleta ricorre al doping?

Elenca i primi 3 motivi che ti vengono in mente.

  1. ………………………………………………
  2. ………………………………………………
  3. ………………………………………………

 

Normalmente si identificano 3 principali categorie di motivazioni: le cause psicologiche ed emotive, quelle di natura psicofisiologica e le cause sociali.

 

  1. Cause psicologiche ed emotive.
  • Paura di fallire.
  • Insicurezza circa le proprie abilità.
  • Ricerca della perfezione psico-fisica ai limiti della realtà.
  • Bassa autostima, cioè poca fiducia verso se stessi.
  • Desiderio di ottenere fama e successo in tempi brevi.
  • Voler ottenere i risultati in poco tempo.

Essere all’altezza di un proprio modello o sentirsi in dovere di corrispondere all’ideale che genitori, amici e allenatori dipingono di noi, sono la causa che porta un’atleta ad affidarsi a rimedi esterni da sé.

 

  1. Cause psicofisiologiche.
  • Affrontare il dolore fisico, controllarlo o abbassarlo.
  • Comprimere i tempi di ripresa da un infortunio.
  • Aumentare la propria energia.
  • Controllare il proprio peso.

Ognuno di questi punti è di legittima ricerca per un atleta o uno sportivo ma l’affidarsi a rimedi esterni, oltre al danno che l’uso prolungato comporta, significa spostare il problema dall’interno all’esterno di sé.

Affidarsi ad antinfiammatori, antidolorifici e narcotici al fine di ottenere presto un risultato di recupero della propria forma fisica diventa, spesso, l’obiettivo principale di un atleta sostituendo la ricerca di una ripresa funzionale e rapportata alle proprie caratteristiche e capacità.

 

  1. Cause sociali.

In questo caso è l’ambiente in cui l’atleta è immerso ad esercitare una grande influenza capace di confonderlo e allontanarlo dai suoi obiettivi.

I compagni di squadra o di allenamento, gli sponsor, l’allenatore, lo staff tecnico o il modello di atleti di alto livello che, avvalendosi di sostanze dopanti, hanno raggiunto risultati di successo in poco tempo ne sono un esempio. Ne deriva quindi un desiderio di raggiungere elevati standard a prescindere dalla propria condizione fisica e psicologica. Il raggiungimento del risultato e del successo a qualsiasi costo diventa centrale, mettendo in secondo piano la propria individualità. Sentirsi all’altezza dei compagni o degli avversari, desiderare di integrarsi nel gruppo uniformandosi ai valori dominanti crea i presupposti per correre verso qualcosa che è al di fuori e, spesso, distante dai propri valori.

 

Quali alternative al doping?

Un buon programma di allenamento mentale può fare la differenza accompagnando ogni atleta verso la conoscenza di sé e la ricerca del proprio miglioramento.

Purtroppo come in molti altri ambiti, c’è poca prevenzione verso il fenomeno del doping. Piuttosto, la rincorsa verso l’utilizzo di sostanze esterne alle quali affidare il proprio successo, la riduzione del dolore o la somiglianza verso un modello vincente conferma quanto la logica dell’immediato, che si manifesta in modo prepotente nella nostra società, fa oscurare tutta la ricchezza di un lavoro autentico e leale verso se stessi. E verso gli altri.

 

 Dott.ssa Francesca Giambalvo – Psicologa, consulente in psicologia dello sport

 

www.francescagiambalvo.it

 

  • Lucidi (a cura di) Sportivamente. Temi di psicologia dello sport. LED Edizioni Universitarie (2011)

ü D. Spinelli (a cura di) Psicologia dello sport e del movimento umano. Zanichelli (2002)

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SS LAZIO BASEBALL E CALI INSIEME CONTRO IL “WHISTLEBLOWING”

Si è svolto sabato scorso ad Acilia, sul campo del Cali Roma, un incontro formativo e informativo sul tema del Whistleblowing, organizzato dalla S.S. Lazio Baseball insieme al Cali Roma all’interno di un progetto europeo molto importante.

 

Tra i partecipanti le ragazze del softball del Cali che hanno risposto a un questionario e discusso sul tema che è stato introdotto e moderato da Stefano Lesti, il responsabile della comunicazione della S.S. Lazio Baseball 1949, ritratto nella foto.

Il whistleblowing nello sport è un tema di grande attualità e riguarda, in sintesi, il doping, le partite truccate, la governance dello sport corrotto e le molestie che rappresentano le persistenti minacce sia verso atleti, dirigenti e arbitri, che al contempo all’integrità, alla reputazione e alla dimensione sociale del benessere delle competizioni sportive, sia a livello professionistico e dilettantistico che amatoriale.

Il progetto vuole creare consapevolezza, informare e attivare le società, gli atleti e tutte le parti interessate a riconoscere irregolarità nocive nello sport al fine di resistere e di riferire ma, soprattutto, allo scopo di produrre materiale utile all’introduzione di una legislazione completa che, a oggi, è in corso di studio.
E inoltre:
– Proteggere coloro che denunciano e garantire che le loro segnalazioni possano diventare oggetto di indagini;
– Incoraggiare le società sportive, i clubs, gli enti sportivi pubblici, le federazioni, i sindacati e le organizzazioni a introdurre sistemi di compliance e meccanismi di reporting interno;
– Fornire educazione sportiva pubblica utile a de-stigmatizzare la denuncia in modo che tutte le persone coinvolte nello sport da qualsiasi posizione siano portate ad agire a beneficio della comunità sportiva dello sport visto come bene pubblico, oltre che per tutelare sè stessi e la propria integrità psico-fisica;
– Identificare le tendenze nello sport del whistleblowing per favorire segnalazioni riguardo le irregolarità sportive in particolare per il doping, la frode, la corruzione, la manipolazione illegale, le scommesse sportive e le partite truccate;
– Sviluppare uno strumento di formazione che coinvolga società sportive, istituzioni pubbliche, mass media e le parti interessate dello sport per aumentare la loro consapevolezza di riconoscere e dunque darsi da fare per non cedere alle seduzioni del male;
– Sviluppare raccomandazioni politiche nello sport per guidare ulteriormente l’istruzione e la formazione dei funzionari pubblici dello sport e le parti interessate delle industrie del settore sportivo circa l’istituzione di sistemi di denuncia e di conformità riguardo i valori umanistici insisti nello sport.

WHISTLEBLOWING PROJECT CO-FUNDED BY THE ERASMUS + PROGRAMME OF THE EUROPEAN UNION
MAIN APPLICANT (COORDINATORE PRINCIPALE)
Università Aristotelio Panepistimio Thessalonikis
(Greece)

PARTNERS
– S.S. Lazio Baseball 1949
– Sheffield Hallam University
– Universitatea Nationala De Educatie Fizica Si Sport
– Cyprus Sport Organisation
– Astiki Mi Kerdoskopiki Etairia Athlitikis Diafaneias Kai
Prost
– Institut De Relations Internationales Et Strategiques Iris Ass
– International Council For Coaching Excellence
– International Council Of Sport Science And Physical Education

Stefano Lesti

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LA CAMPAGNA DI INFORMAZIONE DI S.S. LAZIO BASEBALL 1949 CONTRO LE SCORRETTEZZE NELLO SPORT

Di Stefano Lesti – Sminuire la presenza del whistleblowing (scorrettezze, corruzione e comportamenti illeciti) nello sport e negare la sua pratica spesso sistematica equivale a renderci un po’ tutti quanti complici attivi o passivi di un crimine che portando a ignorare il problema dunque lo legittima di conseguenza.

Parlarne, denunciarlo, combatterlo e prevenirlo in ogni modo e in ogni occasione è a nostro avviso il dovere primario sia nostro di mass media e persone di sport che di ogni società sportiva poichè bisogna garantire che lo sport e la sua stessa dignità siano sempre manifestati, espressi e praticati solamente attraverso l’esercizio di attività sane e pulite.

Attività fondate e svolte nel rispetto reciproco quanto composte da momenti di socializzazione, di confronto e di sfida esclusivamente all’insegna della gioia, della condivisione, del sudore e della fatica scandite dall’impegno quotidiano e responsabile.

Oltre che dalla determinazione e costanza del sacrificio che al contrario del whistleblowing così come del doping, che ad ogni modo equivale soltanto alla punta dell’iceberg fanno male e ti possono finanche uccidere sapendo che presto o tardi sacrifici e allenamenti ti ripagheranno di ogni sforzo profuso, e comunque se non in termini di risultati sopratutto di salute quanto di dignità e onore.

Ricorrere all’uso delle scorrettezze va infatti guardato come una sconfitta sia personale per ogni atleta o anche per semplici amatori che per una intera squadra, società e federazione sportiva.

Il whistleblowing praticato e/o non denunciato nello sport è palesemente soltanto un grande imbroglio e quindi va percepito, considerato e insegnato moralmente e eticamente in special modo ai giovani per quello che è: vale a dire una vera e propria truffa perchè vincere o comunque alterare le prestazioni al di là delle proprie potenzialità psicofisiche equivale a rubare la vittoria a chi si è invece comportato in maniera corretta e ha rispettato le regole.

STEFANO LESTI, RESPONSABILE COMUNICAZIONE S.S LAZIO BASEBALL 1949

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B COME BASEBALL: GIULIO GLORIOSO

di STEFANO LESTI e GIUSEPPE SESTO –

IL 20 giugno del 2015 si spegneva a Roma, nella sua città adottiva GIULIO GLORIOSO, lanciatore di baseball, nato a Udine il 4 gennaio 1931.

Glorioso, soprannominato Mr.Baseball, è stato e rimane a tutt’oggi il giocatore di baseball più forte del mondo, ma non solo, parliamo infatti di unatleta e dirigente sportivo a cui l’Italia, sportiva e non, deve tanta gratitudine,così come l’intera storia e il mondo del baseball piena e totale ammirazione.

Vinse sette scudetti, ma fu soprattutto il più popolare giocatore, (con Cameroni), di baseball italiano. Faceva parlare di sé anche fuori dal diamante per via di un carattere severo e apparentemente burbero, disse no anche a Brigitte Bardot. I suoi record resistono ancora.

Debutta nel primo campionato italiano con la Lazio a 18 anni, dove vince il primo scudetto in carriera e due anni dopo, nel ’51, ha realizzato la prima no-hit, (partita senza concedere battute valide a un avversario), della storia del baseball italiano.

Dopo una breve esperienza nella “Minor League” con i Cleveland Indians in U.S.A., fa ritorno alla Lazio, fino alla stagione 1958 quando si accasa alla Roma Baseball, dove giocherà due campionati.

Nel 1961 gioca con la Europhon Milano e nel 1963 milita nel Nettuno Baseball Club per tre stagioni. Nel 1966 gioca nella Tanara Parma e l’anno successivo torna a giocare nella Lazio che più di tutte le altre portava nel cuore.

 

Mr. Baseball ha esordito nella prima Nazionale contro la Spagna nel ’52, e nel ’60 ha realizzato un’altra no-hit con la maglia azzurra, contro l’Olanda. Ha vestito 68 volte la maglia dell’Italia tra il ’52 e il ’73 ed è stato tra i primi a essere “indotti” nella “Hall of fame” del baseball italiano.

Nel suo albo d’oro sono annoverati oltre agli scudetti, il primo, come abbiamo già detto con la “sua” Lazio nel 1949 e poi nel 1955, un titolo europeo nel 1954 e una Coppa dei campioni con il Nettuno nel 1965.

 

Vanta tuttora il record di strike out (2.884) e di vittorie (235 contro 83 sconfitte). È stato il miglior lanciatore di sempre del nostro baseball e anche miglior battitore per due volte (287 di media e 45 fuoricampo).

Come dirigente è stato fino al 2001 presidente della SS LAZIO BASEBALL 1949, passata poi nel 2011 a Giuseppe Sesto chenel 2016 gli ha intitolato il nuovo impianto di via Galba, nella sua Roma: ARENA GIULIO GLORIOSO, e nello stesso anno, dopo ben diciassette anni di assenza, nel 2016, ha riportato in serie cadetta la prima società basebalistica nata nella Capitale.

 

Nel 2004 ha ricevuto il premio “Le stelle di Roma” in compagnia con grandi nomi del mondo dello sport quali Bruno Zauli, Adriano Panatta, Amedeo Amadei, Nando Martellini, Fulvio Bernardini, Giancarlo Fisichella.

Prestazioni, numeri e soprattutto passione e umanità da capogiro, tanto da suscitare ancora oggi l’invidia sportiva dei sudamericani e degli statunitensi, come dei nipponici, campioni assoluti di questo sport.

Così ricordavaGlorioso a tutti gli sportivi, Vincenzo Cerracchio in quel giorno fatale etristedi tre anni fa:

 

“Il 31 agosto del 1952 allo stadio Nazionale (poi Flaminio) accorsero in dodicimila. Venghino signori venghino, debutta quello strano sport di mazza e palla (o palla e base, fate voi) che fa impazzire l’America. Già, quella era la nazionale di baseball al suo primo incontro internazionale contro la Spagna. E sulla locandina c’era scritto: “Le regole saranno spiegate con l’altoparlante…” A guidare quell’allegra brigata coi pantaloni alle caviglie, la magliettona larga con la scritta Italia e l’immancabile cappello…da baseball, c’era un ragazzo di 21 anni, il lanciatore. Si chiamava Giulio Glorioso, era nato a Udine ma Roma era la sua città di adozione, la Lazio il suo club di elezione. Vinse sette scudetti, il primo proprio con la sua Lazio, un titolo europeo nel 1954 e una Coppa Campioni con il Nettuno nel 1965. Vanta tuttora il record di strike out (2.884) e di vittorie (235 contro 83 sconfitte). E’ stato il miglior lanciatore di sempre del nostro baseball. E la SS Lazio oggi lo piange come l’atleta più rappresentativo delle migliaia che hanno difeso i colori biancocelesti, alla stregua di Piola, di Coppi, di Nostini, dei grandi nuotatori e pallanuotisti che vinsero le Olimpiadi. Aveva compiuto 84 anni lo scorso 4 gennaio. Glorioso e la Lazio, dunque, Magia di quello stadio dove il baseball italico nacque, nonostante la sconfitta, 3-7, contro gli spagnoli molto oriundi in verità. Evento benedetto da Pio XII a Castelgandolfo e impreziosito dal lancio della prima pallina niente meno che da parte di Gregory Peck, il bellissimo attore fuggito dal set di “Vacanze romane” e dalle incessanti attenzioni (beato lui) di Audrey Hepburn. Vallo a spiegare oggi ai giovani chi era Peck e chi era Glorioso…

L’americano gli disse solo “Go, Giulio. Adesso tocca a te. Buon lavoro di strike. Ciak si gioca, si lancia”. Esistono per fortuna filmati di quei momenti, istantanee di quel lancio, di quell’incontro. Gli azzurri, scelti da Sam Corallo e William Parmiggiani, cognomi che non lasciano spazio a illazioni sulla loro origine italo-americana, alloggiavano in via Veneto come i divi del cinema. Glulio era un fenomeno: a 16 anni faceva l’interbase per il Gilda, in omaggio all’esplosiva Rita Hayworth e pare si fosse negato a Brigitte Bardot di venerdì, perché di sabato doveva presentarsi all’Acquacetosa per giocare… La storia del baseball ha inizio con questa partita e con quest’aurea misteriosa di uno sport apparentemente incomprensibile e lento. “Poteva andar meglio per voi”, commentò alla fine Gregory Peck, visti gli errori, gli impacci, le tattiche sbagliate. “Ci dicevano: attenti a non rovinare i campi di calcio”, ricordava con malcelata rabbia Glorioso. Che visse per intero anche il sogno americano, che portò il baseball sul monte di lancio, lui che era stato giavellottista come altri erano partiti da calciatori. “Il pubblico fu uno spettacolo – ricordava sempre di quell’esordio – l’ingresso in campo ci fece tremare le gambe. Quella Spagna era piena di oriundi, ne abbiamo importati troppi anche noi, frustrando le speranze dei giovani. Hanno dimenticato le bandiere, hanno ucciso i nostri sforzi di sviluppo. La stretta di mano di Gregory per noi romani fu il massimo, il salto di qualità dal pionierismo. Io andai in America e ci sarei rimasto, ma tornai per fare il militare, convinto che si dovesse giocare di più, sostenere questo sport bellissimo. Invece mai decollato davvero”.

Raccontano che il suo caricamento (quella sorta di danza del braccio prima del lancio) fosse unico: la veloce più veloce di tutto il baseball. Aveva tutto: scioltezza, resistenza, fisicità, dedizione al gioco e una maniaca voglia di perfezionismo. Dal 1949 al 1972, dalla Lazio…alla Lazio. Il suo diritto viaggiava a oltre 80 miglia per 9, 10, 11 inning: 140-150 lanci. Per ribattere colpo su colpo alle performance del suo grande rivale milanese di quegli anni, Gigi Cameroni. Ma Giulio aveva qualcosa in più, lo dice il suo palmarès infinito, lo dicono le sue curve al veleno. Lo chiamavano “Capoccione”, forse perché un po’ lo era, per la maniacale professionalità, forse per le lontane origini friulane. E allora lunedì pomeriggio i labari biancocelesti si abbasseranno in onore di un atleta immenso, di un laziale vero, di un campione tra i tanti, di un innamorato del baseball che non mancò mai di dire la verità. Il nuovo “diamante” biancoceleste di San Paolo porterà il suo nome. Glorioso fu quel baseball…”

 

Una curiosità. Nel 1953 in un incontro a Roma contro la Spagna gli fu consegnata la prima palla da un lancio di Gregory Peck, il bellissimo attore fuggito dal set romano di “Vacanze romane” era presente in tribuna. L’americano diede l’avvio a match dicendo: “Go, Giulio”. Al riguardo esistono alcuni filmati di quell’evento e numerose fotografie scattate dai fotografi sportivi e non presenti all’incontro.

 

STEFANO LESTI

GIUSEPPE SESTO

 

Fonti di questa ricerca:

Perapprofondimenti

http://www.fibs.it/it/news/nazionali-baseball/37315-in-memoria-di-giulio-glorioso.html

 

 

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Niente da fare per la Lazio Baseball a Firenze.

La Lazio ci prova, soprattutto nella prima partita, ma non riesce nell’upset in toscana; la Fiorentina si prende entrambe le vittorie.

La squadra allenata da coach Pietro Rossi era apparsa in ripresa nelle ultime settimane ma nello stadio di Firenze non riesce a dare continuità a quanto di buono fatto vedere a Livorno e contro il Catalana.

Andiamo con ordine: la Lazio baseball parte per il capoluogo toscano sapendo di non poter contare su Fabrizio Stefanoni, Dario Colonna (lanciatore vincente dell’ultima partita) e Fulvio Morelo, con anche un occhio alle condizioni non ottimali di Masi e Zorzino. La formazione schierata nella prima partita da coach Rossi, però, non prevede molte variazioni: Monaco, Caminiti Suarez e Merejo difendono il campo interno, Zorzino, Andrea Stefanoni e Ortis quello esterno mentre la batteria titolare è la solita formata da Battella dietro al piatto di casa base e Pagliei sul monte.

L’ultima uscita per Pagliei non era stata la solita prestazione esaltante a cui l’asso biancoblu ha abituato la sua squadra, forse per questo il pitcherromano tira fuori un’altra prestazione 5 stelle, l’ennesima della sua carriera. Purtroppo però, il resto della difesa capitolina non sembra entrare subito in partita come il suo lanciatore; nei primi 3 inning sono ben 4 gli errori commessi dalla difesa della Lazio Baseball, che permettono a toscani di segnare 3 punti subito e costringendo i biancoblu ad una gara di rincorsa fin da subito.
Rincorsa decisamente non facile, visto che sul monte della Fiorentina, Martinez mette su un vero e proprio show per i suoi tifosi, incantando le mazze romane con il suo lancio con rilascio laterale e la sua temibile slider.
Il livello della partita e delle giocate si alza da entrambe le parti ed il risultato è un’ottima partita di baseball che corre veloce ma senza variazioni di punteggio fino all’ottavo inning. È in questa ripresa che Murano, schierato come DH, sostituisce Pagliei sul monte. Dopo due out veloci che sembrano preparare la “tavola” per un ultimo tentativo di rimonta della Lazio Baseball, purtroppo Murano, che solo quest’anno ha preso il ruolo di lanciatore per aiutare la squadra, concede prima un singolo, poi due basi su balled infine un doppio che vale tre punti, aumentando il distacco a 6.
Un peccato, perché nell’ultimo attacco la Lazio Baseball ci prova ma, complice anche un poco di sfortuna (line drive di Caminiti diretto nel guanto del lanciatore che causa un doppio gioco sanguinoso), riesce a toccare il piatto di casa solo per due volte, per il punteggio finale che dice 6-2 Fiorentina, addirittura forse troppo severo per i romani.

 

Una sconfitta amara, perché è sembrato che i romani, con un pizzico di attenzione difensiva in più all’inizio, avrebbero potuto conquistare la “W”.

Si va così verso la seconda partita dove le assenze pesano maggiormente per coach Rossi. Rispetto alla prima gara, Marchetti prende posto sul monte mentre Suarez si sposta dietro al piatto; Sannino, Caminiti, Murano e Merejo coprono il diamante con Zorzino, Andrea Stefanoni e Masi dietro le loro spalle.
Anche in questa gara però, la Lazio Baseball si trova subito sotto nel punteggio senza riuscire a compensare in attacco. In una partita “sporca”, dove sono tante le imperfezioni da entrambi i lati, pesano di più quelle romane dove le prestazioni non brillanti dei lanciatori Marchetti, Pazzaglia( il rookieè autore comunque di un ottimo primo inning) e Battella si sommano a qualche errore di troppo della difesa.
In attacco poi, la Lazio Baseball ci prova ma non trova continuità nelle giocate. In due inning i romani riescono, faticosamente, a riempire le basi ed in un altro a portare corridori in seconda e terza base; nonostante ciò, i punti portati a casa sono troppo pochi (saranno 7 le segnature finali) per sostenere una difesa che non trova mai modo per arginare l’attacco toscano che alla fine segnerà 17 punti.

 

La Lazio Baseball torna così a casa con un bello scossone al morale, faticosamente rialzato nelle ultime due settimane. Il calendario ora non permette però distrazioni. Sabato 26 Maggio arriva al “Giulio Onesti” ilLatina terzo in classifica, ma la Lazio Baseball non può più sbagliare.

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La Lazio Baseball si prepara alla trasferta in notturna

Dopo le 4 prestazioni convincenti contro Livorno e Catalana, la Lazio Baseball guidata da coach Pietro Rossi si prepara ad affrontare la Fiorentina, con la novità di giocare il Sabato anziché la Domenica, e di poter giocare in notturna.

La squadra del capoluogo toscano per ora siete comodamente in terza posizione in campionato, con un record di 5 sconfitte e 6 vittorie.
Sebbene ridimensionata, la Fiorentina ha mantenuto ancora molti degli elementi che due anni fa gli hanno permesso di dominare il proprio girone di Serie B e lottare due anni in A2.
La squadra finora ha mostrato ottimo equilibrio fa attacco e difesa. Mazza in mano, sono ben 5 i giocatori toscani sopra quota .300 di media battuta, con Rassizad e Biffoli che hanno anche battuto un home run ciascuno. Potenza e concretezza quindi, che li rendono molto ostici per qualsiasi squadra e che il monte della Lazio Baseball dovrà impegnarsi non poco per tenere a bada.

Ma non è solo la forza offensiva a cui la Fiorentina si affida per ottenere le sue vittorie; sul monte infatti quest’anno i toscani hanno potuto ammirare un Tagliaferri in grandissimo spolvero che si presenta all’impegno di sabato con una media ERA impressionante di 0,75.
Una squadra solida quindi, il cui unico punto debole finora è sembrata la poca esperienza di alcuni membri, che li hanno portati a qualche errore difensivo di troppo, 25 totali collezionati dalla squadra.
Starà ora a coach Rossi trovare le misure giuste per contrastare i toscani mentre ai ragazzi il compito di dare continuità alle covincenti prestazioni di Livorno ed in casa contro il Catalana.

Apriamo ora l’angolo delle statistiche, per vedere come procedono i numeri della stagione bianco blu’.

In attacco, Zorzino continua la sua ottima stagione (iniziata in ritardo) e si appaia a Caminiti come leader della media battuta, seguiti ad una attaccatura da Morelo, sempre più in ripresa e che guida invece la squadra come media slugging(.469 per lui). Tra le statistiche “avanzate”, come si dice in gergo, spicca l’incredibile media OPS di Daniele Sannino, che guida l’attacco romano con .974.
Sul fronte difensivo, detto degli exploit di Colonna e Pazzaglia Domenica contro il Catalana, è sempre Pagliei a guidare il monte nella maggior parte delle statistiche. Da segnalare però anche l’ottima stagione di Stefano Murano che, utilizzato per la prima volta in carriera come closer, sta lanciando come un veterano dando solidità al bullpen capitolino.

Chiudiamo con la difesa, che sembra essere il punto forte della Lazio Baseball di quest’anno. Sono infatti ben 10 i giocatori che fino ad ora sono riusciti a mantenere immacolata la loro media difensiva.

 

Con questo è tutto e ci rivediamo su queste pagine per il report della sfida contro la Fiorentina.
Daje Ragazzi!

 

 

Fonte statistiche: http://www.fibs.it/it/pages/43308-statistiche-b00sb-2018.html

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Catalana e Lazio si dividono la posta

Ancora una vittoria ed una sconfitta per la Lazio Baseball domenica al Giulio Onesti. La formazione romana è in netta ripresa, dopo il difficile avvio di campionato, ma nonostante le due buone partite disputate non riesce a fare bottino pieno.
Ma andiamo con ordine: per la prima partita Coach Pietro Rossi si affida alla formazione-tipo schierata fino ad ora, con Monaco, Caminiti, Morelo e Merejo a coprire il campo interno, Andrea Stefanoni, Zorzino ed Ortis (in sostituzione dell’infortunato Masi) a coprire l’esterno, Pagliei sul monte coadiuvato da Battella dietro al piatto di casa, con Murano schierato come DH.
La formazione è quindi quella che 7 giorni fa aveva espugnato il campo del Livorno con una esaltante prestazione sia offensiva che difensiva. Oggi però, i romani riescono a dare continuità solo con i loro guanti. Pagliei, forse un po’ in difficoltà contro l’aggressivo line-up sardo, riesce comunque a forzare tantissime eliminazioni al volo, soprattutto sull’esterno destro dove Ortis gioca quasi alla perfezione.

In attacco invece, la Lazio deve affrontare la coppia di lanciatori costituita dai fratelli D’amico, entrambi ex-nazionale, che si dividono i nove inning concedendo solo un punto ai biancoblu.
La partita segue quindi uno spartito costante dove la Lazio fatica molto in attacco mentre la Catalana riesce a forzare piano piano un punto dopo l’altro, soprattutto grazie a Mirko Zidda, autore di due tripli.
In realtà, i capitolini hanno avuto due possibilità per invertire l’inerzia dell’incontro, riempiendo le basi per due volte (al terzo e quinto inning), ma riuscendo a segnare solo una volta.
Si chiude quindi la prima partita con una sconfitta per 7-1 che però non demoralizza i romani, pronti a giocarsi tutto per conquistare la W nel pomeriggio.

A tal fine, Coach Rossi decide di apportare parecchi cambi alla formazione: Pagliei scende dal monte e va a coprire la terza base, Murano va all’esterno sinistro, Sannino in prima base, Fabrizio Stefanoni in seconda, Suarez si accomoda dietro al piatto e Caminiti parte DH. La mossa più sorprendente però è quella di schierare il giovanissimo Giuseppe Pazzaglia sul monte, alla sua prima partita in Serie B come starting pitcher.
Nonostante l’emozione sia chiara sul volto, “Peppone” (questo il suo nome da battaglia) non si lascia schiacciare dalla responsabilità affidatagli e da tutto quello che ha sul monte, lanciando 2,67 inning ottimi, concedendo si 4 punti, ma senza mai concedere nulla di semplice alle mazze sarde.
Al terzo inning però deve lasciare il campo, complice anche una fisiologica stanchezza per un ragazzo che ancora non ha di certo 9 inning nel braccio.
A prendere il testimone della sua eccellente prestazione va Dario Colonna che, dopo aver forse faticato un poco a rientrare dopo gli anni di stop, rispolvera tutto il suo arsenale, il suo talento e la sua voglia di vincere tirando fuori una prestazione da incorniciare: 6,3 inning con appena 97 lanci e 3 punti subiti che mettono in ghiaccio l’attacco della Catalana e gli valgono la sua prima “W” in Serie B della carriera.
Probabilmente ispirato dalle prestazioni a 5 stelle dei suoi lanciatori, l’attacco della Lazio Baseball si risveglia dopo una prima partita difficile e tira fuori una prestazione eccellente, segnando subito 3 punti e, dopo che al terzo inning c’è stato un momentaneo sorpasso da parte dell’Alghero, montando sopra ai lanciatori sardi, ritornando avanti nel punteggio al quarto inning e non guardandosi più indietro.
Una partita emozionante quindi che la Lazio controlla per larghissimi tratti e che la Catalana prova a recuperare al nono inning, segnando ben tre punti che però non bastano a colmare il gap generato dall’attacco capitolino.
La seconda partita si chiude quindi sul punteggio di 13-9, risultato giusto e che, anzi, forse non rende giustizia all’ottima prestazione della Lazio Baseball che, finalmente davanti al pubblico di casa, dimostra ancora di più di essere sulla strada giusta per togliersi più di qualche soddisfazione in questo campionato.

L’appuntamento è ora per settimana prossima, quando i romani saranno di nuovo in trasferta, sul campo della Fiorentina. Sul campo toscano, la Lazio Baseball sarà impegnata Sabato 19 Maggio alle 15:30 ed alle 20:00, cercando di continuare sulla strada intrapresa e, perché no, tornare a casa con due vittorie in più.

 

Redazkione

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Verso Lazio – Alghero

Archiviata la 5° giornata, il girone D della Serie B effettua il così detto “giro di boa”. Questa primo quarto di stagione è stato decisamente atipico, funestato  dal maltempo, che ha causato il rinvio di molte gare, oltre che da tanti altri problemi “burocratici”; a farne le spese è stata soprattutto la Lazio Baseball, che risulta la squadra con meno partite giocate finora (6, tutte in trasferta), che hanno probabilmente influito sull’andamento zoppicante dei capitolini in questo primo scorcio di campionato.

Come detto dopo la trasferta di Livorno, però, i ragazzi di coach Pietro Rossi sembrano aver imboccato la strada per ritrovare la grinta che li portò due anni fa a conquistarsi sul campo l’agognata promozione in Serie B.
Domenica, finalmente sul campo di casa, affronteranno la ASD Catalana Alghero, formazione sarda con un record di 3 vinte e 4 perse che, similmente ai romani, ha finora mostrato lampi di luce e ombre.
Tra le file della Catalana, il battitore più temibile è certamente Mirko Zidda dimostratosi capace sia di cercare il contatto che di trovare il colpo di potenza. Altro punto forte della formazione sarda è sicuramente la giovane panchina, i cui elementi sono stati capaci di produrre molte valide quando subentrati in partita in corso.

Il punto debole della squadra sembra però poter essere la difesa: non tanto per i così detti position players, quanto per un monte di lancio che può contare si su un D’Amico in formissima (2.57 di ERA), ma forse poco altro.

La Lazio Baseball, per portare a casa entrambi i match deve però rimanere concentrata, limitare al minimo gli errori, coprire i suoi lati deboli e giocare forte sui propri punti di forza.
Da questo punto di vista, l’obiettivo è sicuramente replicare la scintillante performance mostrata nella prima partita di Livorno e la difesa solida di entrambe le gare. Se a questo si aggiungeranno una maggiore solidità del monte di lancio e la capacità di tenere alte concentrazione ed intensità per tutti i 18 inning, le due “W” sono alla portata delle mani capitoline.

Ed ora un breve recap statistico di queste prime 3 giornate:
A guidare l’attacco dei romani è Valerio Caminiti. L’espertissimo seconda base viaggia con una media battuta di 400 sui 15 AB giocati finora.
Caminiti non è però l’unico a sobbarcarsi il peso dell’attacco, ma è stato ben coadiuvato da Morelo (471 di sluggingpercentage) e da Andrea Stefanoni, che ha toccato il piatto di casa per ben 8 volte. Dall’ultima uscita in terra toscana poi, la Lazio può ora contare anche sul rientrante Zorzino, che ha iniziato splendidamente la stagione con 4 valide su 8 turni.

Sul monte, a guidare il reparto lanciatori c’è, come sempre, Giovanni Pagliei che finora ha lasciato al piatto 17 battitori in 21 inning lanciati.

Fonte statistiche: http://www.fibs.it/it/pages/43308-statistiche-b00sb-2018.html

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